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Dopo il corteo degli indignati di Roma, le riflessioni dei manifestanti senigalliesi

Assemblea tra quanti hanno partecipato: "Il 15 ottobre è un bene comune, il 15 ottobre si difende!"

Sci Club Senigallia

Corteo 15 ottobre a RomaAbbiamo aspettato prima di dare ai nostri pensieri una formalità scritta. Abbiamo aspettato perché prima di prendere parola avevamo bisogno di immergerci nella realtà, di relazionarci con quelle centinaia di uomini e donne, nostri concittadini, che erano con noi a Roma.

L’assemblea di ieri (20 ottobre, Ndr) ha visto discutere circa centocinquanta persone dai quindici ai settant’anni, militanti navigati e persone al loro primo corteo. Ed è proprio da quest’ultime che il messaggio è arrivato forte e chiaro: "Non siamo andati a Roma per poi tornare a casa", "se prima eravamo indignati, adesso che ci è stato scippato un corteo, siamo proprio incazzati!".
Quello che ci ha colpito è la radicalità che quell’assemblea ha espresso non solo nei contenuti, ma anche nella voglia e nelle gioia di buttare – per dirla alla Pasolini – il proprio corpo nella lotta.
Una boccata d’aria fresca, che ci fa toccare con mano il valore e la qualità del corteo del 15 ottobre.
Una composizione sociale quella che è scesa in piazza che rappresenta non solo un valore, ma una possibilità per questo Paese, l’embrione di un’alternativa.

E’ da quest’assemblea, dentro lo spazio di "Uniti per l’alternativa", che vogliamo ripartire per declinare nella nostra città e nella nostra regione il rifiuto di pagare la crisi. Nessuno di noi è in debito con nessuno, soprattutto non con questo Governo nè con la BCE e tantomeno con nessuno dei santuari della finanza.
Abbiamo una rete idrica da rimunicipalizzare per affermare la volontà popolare che l’acqua sia un bene comune.
Abbiamo un territorio e un ambiente da salvaguardare contro il rigassificatore e la dignità degli operai della Fincantieri da difendere.
Soprattutto, dobbiamo connettere i precari – noi stessi – e organizzarci per ottenere diritti e qualità della vita. Abbiamo troppo da conquistare per avere paura di chi ha attaccato quel bene comune che sono le 500.000 persone scese in piazza sabato 15 ottobre.

Questo perché quel corteo è stato attaccato. Il nostro spazio politico è stato attaccato. Noi siamo stati attaccati. Prima l’ha fatto qualche sparuto gruppi di esteti della rivolta e poi un nutrito plotone di polizia.

Vorremmo essere chiari e netti nei confronti di questi due intrusi.
Legalità e illegalità, violenza e non-violenza, buoni e cattivi non ci interessano. Valutiamo la legittimità di una pratica politica – anche quando questa comprende l’utilizzo della forza – dalla sua capacità di aprire spazi pubblici, di portare alla luce e rendere maggioritario un discorso politico, di creare egemonia nell’opinione pubblica, di allargare il consenso dietro pratiche di piazza radicali e inclusive.
Il risultato delle azioni di questi esteti è stato l’esatto contrario, per questo con costoro non abbiamo nulla a che fare. Noi non abbiamo nemici nel movimento. Qualcuno di nero vestito però sabato ci ha ritenuto tali, attaccandoci. Non siamo abituati a porre l’altra guancia, con nessuno. Ancora meno con chi ha offerto copertura politica agli "utili idioti", facendogli fare il lavoro sporco per poi gestirlo come proprio, evocando fantomatiche insurrezioni infarcite d’ideologia, cioè di falsa rappresentazione della realtà.

Corteo 15 ottobre a RomaE’ necessario però distinguere tra le azioni contro il corteo avvenute in Via Cavour agite da poche centinaia di persone, da una resistenza di migliaia di persone che si è sviluppata in Piazza San Giovanni e in tutte le strade limitrofe. Abbiamo visto un corteo essere spaccato in tre parti e caricato selvaggiamente. Abbiamo visto i blindati lanciati a folle velocità contro i nostri corpi. Abbiamo visto lacrimogeni sparati ad altezza uomo e idranti sulla folla. Contro tutto questo la resistenza è un diritto, e per noi un dovere. Davanti a tutto questo il casco ti salva la vita.
Eppure, con la stessa chiarezza, diciamo che Piazza San Giovanni per onestà politica e intellettuale, non può essere paragonata con la piazza del popolo del 14 dicembre o con la Val Susa. Chi fa paragoni con la Grecia, con Londra o con le rivolte arabe, è semplicemente avulso dalla realtà.

Gli esteti della rivolta e le forze dell’ordine hanno oggettivamente compartecipato affinché quel corteo non potesse concludersi, affinché quella composizione sociale così eterogenea – anche per età ed esperienza di piazza – non potesse raggiungere il suo obbiettivo: manifestare.

Ora il Governo prende la palla al balzo e minaccia di restringere l’agibilità dei movimenti: la patrimoniale sui cortei – ma con che faccia?! – il daspo per gli attivisti politici, l’aumento di poteri discrezionali per le forze dell’ordine e la delazione di massa. E’ orribile come su quest’ultima e sul rispolvero della Legge Reale anche la sinistra legittimi il clima da caccia alle streghe.
Saremo chiari, la delazione di massa, anche tramite i social network, è un’idea raccapricciante dei rapporti sociali e delle relazioni umane. Chi sostiene il "diritto all’infamia" sta dall’altra parte della nostra barricata.
Con altrettanta chiarezza diciamo che se il diritto di manifestare sarà costretto, noi disobbediremo. Con buona pace di Maroni, del suo Ministero e degli ospiti sgraditi che ci ha mandato in casa in cerca di armi, sapendo bene di non trovare nulla. Caro Ministro, qui la paura non è di casa!
A tutti i perquisiti la nostra solidarietà. Liberi tutti! Liberi subito!

PS:
Sembra che Repubblica abbia fatto un nuovo scoop: "E’ stato Er Pelliccia a uccidere Gheddafi".

da Mezza Canaja

Mezza Canaja
Pubblicato Venerdì 21 ottobre, 2011 
alle ore 11:28
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Commenti
Solo un commento
Paolo52 2011-10-22 07:45:17
E' difficile capirvi
"Legalità e illegalità, violenza e non-violenza, buoni e cattivi non ci interessano" scrivete. E no, qualche responsabilità ve la dovete pur prendere! A posteriori, vedere in città i manifesti per Roma riportare un viso nascosto da un casco e da una sciarpa non fa una bella impressione. E sempre a posteriori occorrerebbe aggiungere anche un altro slogan: INcapaci di gestire una manifestazione così numerosa senza un adeguato servizio d'ordine interno, proprio per isolare i violenti e chi si vuole muovere nell'illegalità.
In democrazia conta la maggioranza e questo governo è stato legittimato dal voto popolare. Non vedo l'ora che cada e non l'ho certo votato. Non mi piace quello che fa e come lo fa. Capisco la protesta e la ribellione morale e civile, come pure l'incazzatura. Ma ho paura, una fottuta paura, di chi pensando di aver ragione la pretende con la forza, non ponendosi il problema dei "buoni e dei cattivi". Perché a quel punto non c'è troppa differenza culturale tra destra e sinistra, ma c'è solo l'arroganza nel pensare di essere migliori.
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