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Mario Dondero a Senigallia con Simona Guerra per presentare il libro su di sè

La giovane storica della fotografia ha realizzato una raccolta di viaggi, incontri, racconti del fotoreporter

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Mario Dondero e Simona GuerraSarà presentato in anteprima nazionale a Senigallia, lunedì 22 agosto alla Rotonda a Mare, il libroMario Dondero (Mondadori), a cura di Simona Guerra, che raccoglie viaggi, incontri e racconti di uno dei più grandi fotoreporter italiani.

Lucidissimo testimone del Novecento, sempre presente nel posto giusto al momento giusto, ancora attivo e appassionato, Mario Dondero interverrà alla presentazione insieme alla curatrice Simona Guerra.

L’appuntamento in anteprima a Senigallia, da anni impegnata nel progetto "Città della Fotografia" e sensibile a quest’arte, chiude la rassegna"Ventimilarighesottoimari" / RAM in libri 2011 a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune e della Biblioteca Comunale Antonelliana. Inizio alle 21.30. Ingresso libero. Info 071.60322 o 071.6629258 o www.senigalliaturismo.it

Nato a Milano nel 1928, Mario Dondero è uno dei più noti fotoreporter italiani. Ha vissuto a lungo a Parigi, viaggiato ai quattro angoli del globo e oggi vive nelle Marche. Continua a girare il mondo e a ritrarre gli uomini e la loro storia, per giornali, riviste e associazioni umanitarie come Emergency. È membro onorario della Compagnia Unica dei Portuali di Genova.

"Se non vedessi la fotografia come documento, come testimonianza possente della storia e dei fatti, prevarrebbero in me altri interessi. Parlo di interessi sociali, politici, molto più importanti per me dei fatti estetici. È dall’importanza della fotografia come strumento di assoluta testimonianza che nasce il mio impegno come fotografo", racconta nel libro curato da Simona Guerra, giovane storica della Fotografia.

Il libro presenta una prefazione firmata dal critico Massimo Raffaeli. La grandezza di Dondero sta nel fatto di essersi sempre trovato nel posto giusto al momento giusto, testimoniando il Novecento in modo puntuale e calzante.

"Se in singoli casi può essere stata questione di fortuna – spiega la curatrice del libro Simona Guerra, storica della fotografia – nella maggior parte delle volte è stata questione di capacità intellettiva, di grande cultura, di pre-visualizzazione dei fatti (come nel caso della sua foto forse più famosa, quella degli scrittori del Nouveau Roman tutti riuniti davanti alla sede delle Editions de Minuit a Parigi), di lungimiranza, di capacità di analisi storica spalmata come burro su tante discipline del sapere come l’arte, la politica, la vita quotidiana".

Il libro porta in superficie tutti questi aspetti, riuscendo a comunicare quanto l’estetica e l’alchimia di stampa per Dondero vengano superate dal contenuto e dal significato.

"È come se l’immagine mettesse subito in chiaro che non ci si deve fermare a ciò che vediamo ma piuttosto a ciò su cui quel che vediamo ci fa riflettere; ciò che essa significa davvero, dopo l’apparenza, dopo la bellezza, sia che questa appaghi o meno il nostro gusto", spiega ancora Simona Guerra.

Lo conferma lo stesso Dondero in una recente intervista: "Sono sempre fuggito dalla camera oscura […] Ero ansioso di sole e libertà […] La fotografia fatta per strada, con quel che ti propone la vita, ti permette di raccogliere pepite d’oro […] Adesso mi spacciano per un fotografo d’arte, ma il mio obiettivo è sempre quello, raccontare dalle pagine di un giornale".

Con i suoi scatti, Dondero ha raccontato la guerra di Liberazione, la Roma di Pasolini e Flaiano, la Milano bohémienne del Bar Giamaica, la Parigi di Beckett, Sartre, Theodorakis e quella della Sorbonne occupata. È stato nei paesi delle dittature, la Spagna di Franco e il Portogallo di Salazar. Le sue foto hanno testimoniato la Primavera di Praga e la Cambogia degli Khmer rossi. Ha scattato a Cuba, in Africa, ad Atene, a Berlino durante la caduta del Muro.

Storica della fotografia, Simona Guerra si occupa di conservazione e valorizzazione di fondi fotografici, collaborando con alcuni tra i maggiori archivi italiani, tra i quali l’Archivio Mario Giacomelli, per cui, nel 2000, ha curato il primo riordino del patrimonio fotografico. Ha scritto, tra gli altri, Parlami di lui. Voci su Mario Giacomelli (Mediateca delle Marche, Ancona 2007) e, per Bruno Mondadori, ha curato i volumi Mario Giacomelli. La mia vita intera (2008) e Mario Dondero (2011).
 
Nota di Simona Guerra
Credo fermamente nella coerenza morale e professionale del lavoro di Mario Dondero; nella sua onestà, nella sua grande umiltà e penso che il suo modo di vivere la vita e la fotografia sia un esempio di integrità civile davvero raro da incontrare in questo strano tempo che viviamo.

Se penso a Mario Dondero, oggi, mi viene in mente una sorta di lenta stella cadente che attraversa il cielo in un punto d’inclinazione ottimale rispetto al piano. Il piano dove va a cadere non so cosa sia, ma il cielo è di certo il Novecento, il secolo intendo. Questa è l’immagine che mi sovviene perché egli ha sempre fatto in modo di trovarsi nel posto giusto al momento del suo scatto e se in singoli casi può essere stata questione di fortuna, nella maggior parte delle volte è stata questione di capacità intellettiva, di grande cultura, di pre-visualizzazione dei fatti, di lungimiranza, di capacità di analisi storica spalmata come burro su tante discipline del sapere come l’arte, la politica, la vita quotidiana.

Il mio interesse al suo lavoro non nasce da un apprezzamento incondizionato verso tutta la sua opera ma piuttosto dalla constatazione che l’aspetto estetico, nelle sue fotografie, viene sempre superato dal senso che il contenuto delle immagini "reca" cioè "significa".

É come se l’immagine mettesse subito in chiaro che non ci si deve fermare a ciò che vediamo ma piuttosto a ciò su cui quel che vediamo ci fa riflettere; ciò che essa significa davvero, dopo l’apparenza, dopo la bellezza, sia che questa appaghi o meno il nostro gusto.

La sua fotografia più famosa, gli scrittori del Nouveau Roman tutti riuniti davanti alla sede delle Editions de Minuit a Parigi, non la direi una foto bella ma piuttosto molto, ma molto significativa.

Per apprezzare e capirne ogni livello, da quello più superficiale fino al profondo, bisogna infatti riconoscerne i soggetti, bisogna sapere quali sono gli elementi storici e lo strato culturale che ha portato allo scatto, per poi giungere al valore di pre-visione che il contenuto della fotografia possiede che il fotografo è stato in grado di mettere insieme in questo pezzo di storia fatto a immagine. Tutta questa memoria, tutta questa vita, diventa ciò che di più affascinate ci sia da apprendere nel libro.
 
Estate RAM Rotonda a Mare 2011 – Senigallia
"Ventimilarighesottoimari"

Alessandro Piccinini
Pubblicato Sabato 20 agosto, 2011 
alle ore 17:15
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